Gretsch Guitars: storia di un mito

 

Gretsch, un nome che da sempre è sinonimo di rock’n’roll suonato a tutto volume.

Tutto ebbe inizio nel lontano 1883 a Brooklyn, dove Friederich Gretsch, immigrato dalla Germania, si dedica alla costruzione di batterie e percussioni.

Già, perchè una delle più importanti case produttrici di chitarre, in principio, non realizzava sei corde.

La produzione di chitarre infatti cominciò solo nel secolo successivo per mano di Fred, figlio di Friederich.

Fred si dimostrò fin da subito imprenditore abilissimo e, accortosi dell’inarrestabile espansione del mercato delle chitarre, decise di concentrare la produzione principalmente su quest’ultime.

Furono quelli gli anni in cui Gretsch si affermò come produttore di strumenti musicali di qualità elevatissima e negli anni ’50, complice il boom del rock’n’roll e i tanti musicisti importanti che utilizzavano strumenti della casa di Brooklyn, il marchio superò in termini di vendite e consensi i due principali concorrenti: Fender e Gibson.

Fu sempre in quella mitica decade che per mano di Eddie Cochran, uno dei musicisti tra i più popolari e innovativi dell’epoca, nacque quello che oggi viene definito il “Gretsch Sound”: un suono ricco di twang, corposo, potente e che negli anni divenne il marchio di fabbrica di gran parte delle band di quel periodo.

Eddie Cochran

 

Eddie, con la sua 6120 G Brand (chiamata così per la G impressa a fuoco sul top della chitarra) modificata con un P90 al manico, è senza dubbio una delle figure più importanti dell’allora neonato rock’n’roll e della storia della musica rock in genere.

Il modello tributo a Eddie Cochran

 

Cochran infatti, con il suo playing e il suo songwriting, influenzò molta della musica che arrivò dopo (nonostante la sua sia stata una carriera brevissima a causa di un incidente in auto che gli costò la vita all’età di appena 22 anni).

Negli anni, le chitarre che più di tutte hanno rappresentato il marchio americano sono state di sicuro la 6120 e la sua versione Custom 6136 che ai più è conosciuta con il nome di White Falcon.

Gretsch 6120
Gretsch G6120T
Gretsch G6136T White Falcon

 

 

 

 

 

Gli anni ’50 e gli anni ’60 furono di certo l’epoca d’oro di questi straordinari strumenti, grazie soprattutto ai nomi altisonanti che utilizzavano abitualmente chitarre Gretsch.

Si pensi oltre al già citato Eddie Cochran, a personaggi come Chet Atkins, Bo Diddley e non ultimo Elvis Presley immortalato più volte con una Country Gentleman.

Insomma, un “pedigree” che non temeva rivali.

Ad alimentare ulteriormente questo grande successo, ci pensò un altro musicista chiave della scena sixties; stiamo parlando di George Harrison che tra le tante utilizzò il modello 6122 (la semi-hollow della Gretsch) come chitarra principale per una parte significativa dell’era Beatles e non solo.

George Harrison con la sua Gretsch

 

Dopo decadi segnate da tanti successi, come spesso accade, complice l’arrivo di un nuovo filone musicale, insieme al successo di chitarristi come Clapton, Hendrix, Page e molti altri, Gretsch cominciò a perdere il suo “appeal” e in particolare, durante gli anni ’70 le vendite diminuirono sempre di più e in maniera inarrestabile.

In molti hanno attribuito la colpa del cattivo andamento della società alla nuova proprietà, la Baldwin Manufacturing che aveva acquistato la Gretsch dai nipoti del fondatore Friederch che gestirono brillantemente gli affari fino al ritiro e, appunto, alla vendita a Baldwin.

Baldwin con ogni probabilità non comprese il valore e il potenziale enorme di quel gioiello chiamato Gretsch e un generale disinteresse, unitamente ad un calo della qualità degli strumenti, portarono alla chiusura della ditta nei primi anni ’80.

Storia finita? …niente affatto!

Sulla scena infatti, arrivò Fred Gretsch III, ragazzo tanto intelligente quanto determinato il quale non accettò che il nome di famiglia restasse chiuso nel cassetto dei ricordi della storia della musica.

Una volta riacquistato il marchio, senza perder tempo, Fred III impose immediatamente standard qualitativi altissimi in fase di produzione irrompendo nuovamente sul mercato con due modelli storici: la 6120 e la 6122.

Nonostante il duro lavoro e le indiscutibili buone intenzioni di Fred III, anche in questa fase non mancò qualche errore di valutazione.

Infatti a partire dagli anni ’90 le riedizioni degli strumenti vintage, venivano realizzati con specifiche e caratteristiche più moderne che però a detta di musicisti, collezionisti e appassionati del marchio, snaturavano il suono e il feeling Gretsch.

Nonostante ciò, questa volta Gretsch riuscì comunque a rimanere a galla in quello che stava diventando un mercato sempre più competitivo e pieno di aziende concorrenti.

Un grosso contributo alla sopravvivenza lo diede senza ombra di dubbio un musicista amatissimo dal pubblico americano (e non solo) che utilizzava e utilizza tutt’ora esclusivamente chitarre Gretsch: il suono nome è Brian Setzer!

Brian Setzer

 

Poi nel 2002, la svolta.

Gretsch firma un accordo con Fender: la famiglia Gretsch conserva la proprietà e il marchio rimarrà comunque indipendente.

Fender mette a disposizione le proprie conoscenze del mercato “moderno”, nonchè sostanziosi mezzi economici, soprattutto per migliorare  le strategie di marketing, ambito in cui Gretsch faticava a tenere il passo per via dei grandi cambiamenti che interessarono il mercato in quegli anni.

John Frusciante (Red Hot Chili Peppers) con la sua fedele White Falcon

 

Inoltre, il contributo di Fender, spinse Gretsch a trovare nuovamente la sua vera identità, tralasciando le inutili modifiche fatte sugli strumenti degli anni ’90 e orientandosi piuttosto verso una riproduzione più fedele degli strumenti dell’era vintage.

Ai giorni nostri? Beh… siamo felici di poter dire che oggi Gretsch gode di ottima salute… e i chitarristi di tutto il mondo ringraziano!

 

officina106

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