Guida agli effetti: il chorus

 

L’utilizzo dell’effetto chorus, seppur non particolarmente diffuso tra i chitarristi moderni, ha rappresentato il marchio di fabbrica per molti chitarristi, soprattutto della decade ’80.

Come funziona l’effetto chorus?

La spiegazione potrà risultare un po’ tecnica, ma per semplificare, cominciamo col dire che il funzionamento del chorus è quanto di più simile ci sia a quello di un ensemble  di voci che si uniscono per un coro; abbiamo più suoni che si sovrappongono nello stesso momento e in effetti, è proprio quello che fa il chorus una volta attivato.

Provando ad entrare più nel tecnico quindi , questo particolare effetto crea istantaneamente delle copie del suono originale (che in gergo viene chiamato sorgente) sotto forma di ritardi e moduli pitch  (oscillatori a bassa frequenza chiamati LFO).

A quel punto subentra il panning  (spostamento del suono left/right) che insieme agli oscillatori di bassa frequenza di cui sopra, crea un movimento del segnale della nostra chitarra nel campo stereo restituendo un suono caratterizzato da una sensazione di tridimensionalità, nonchè, un leggero effetto di “stonatura”.

Regoliamo il nostro chorus

Anche se come avviene per altri effetti, i controlli possono essere diversi da produttore a produttore, in generale esistono alcuni controlli fondamentali che è possibile trovare su gran parte dei chorus reperibili in commercio.

Più in dettaglio abbiamo:

  • FX LEVEL/MIX – consente di regolare la quantità dell’effetto sul segnale originale
  • RATE – è il controllo che vi permette di regolare la velocità della modulazione. A livelli bassi di rate  il chorus sarà più ampio in quanto l’oscillazione nel campo stereo sarà più lenta; a livelli più alti, l’oscillazione più veloce renderà l’effetto più serrato e udibile
  • DEPTH – consente di determinare l’ampiezza dell’oscillazione dell’effetto. A livelli bassi di depth  il chorus sarà quasi impercettibile; man mano che si andrà ad aumentare il livello, aumenterà anche la presenza dell’effetto stesso

 

Curiosità

Il chorus nacque da un utilizzo creativo di quello che di fatto, era un difetto dei vecchi echo a nastro (su tutti l’Echoplex…foto in basso).

 

Maestro Echoplex EP-2

 

La ripetizione creata da questi vecchi delay  non era precisa e questo generava una modulazione che già all’epoca veniva chiamata chorus (o flanging  da cui alcuni anni dopo nacque il flanger); l’effetto veniva reso ancora più udibile impostando il ritardo al minimo.

Solo a distanza di alcuni anni, ricorrendo ad un particolare circuito elettronico BBD (in sostanza, un insieme di condensatori) i produttori crearono i primi effetti chorus.

 

Boss Chorus CE-1

 

Su tutti, vale la pena citare il CE-1 della Boss (foto in alto) che in fatto di chorus, oggi è considerato un pedale cult  tra gli amanti di quest’effetto.

Roland Jazz Chorus 120

 

Cosa che non tutti sanno, è che il Boss CE-1 trova origine nel leggendario amplificatore Roland Jazz Chorus da cui venne preso il circuito per creare un’unità effetto indipendente.

Guida agli effetti: il tremolo

Un po’ di storia…

In quest’articolo proviamo a fare chiarezza su un effetto tra i più affascinanti ed espressivi: il tremolo.

Cominciamo subito col dire che uno degli errori più comuni che lo riguarda è quello di confonderlo con il vibrato.

Allora, soprattutto per andare in soccorso dei meno esperti, proviamo a spiegare la differenza tra questi due effetti.

Da una parte abbiamo il vibrato che agisce esclusivamente sul pitch di una nota o di un accordo; dall’altra abbiamo il tremolo che agisce sul volume modulandolo, ma senza alterare l’intonazione della nota o dell’accordo che state suonando.

Ora entriamo più nel dettaglio.

Il tremolo è probabilmente uno degli effetti più semplici da utilizzare, ma allo stesso tempo, come si diceva all’inizio, rappresenta un “mezzo” dalle grandi capacità espressive in grado di dare ad un semplice accordo o ad un’intera parte arpeggiata un mood  quasi sognante; questo grazie al volume che modulandosi, crea un effetto che potremmo definire di sospensione

Pur essendo relativamente semplice da utilizzare, anche il tremolo come altri effetti, ha avuto una sua evoluzione.

 

1968 Fender Vibro-Champ Amp

 

Infatti, in principio il tremolo era una prerogativa esclusiva di alcuni amplificatori che montavano sistemi integrati.

Successivamente però, il digitale, come già avvenuto con altri effetti, ha rimescolato le carte e anche qui il dibattito sul tone del “vecchio” e del “nuovo” è aperto ancora oggi.

 

Dai sistemi valvolari al digitale

Possiamo individuare diversi tipi di tremolo tra cui:

  • tremolo valvolare : per essere precisi, viene chiamato tremolo valvolare “di potenza” perché agisce direttamente sul bias delle valvole distorcendo il segnale e restituendo un suono sporco e scuro. Pur essendo molto apprezzato per le sonorità particolari che riesce ad offrire, le valvole ne risentono non poco per via dell’azione diretta sul bias e gli amplificatori che montano questo tipo di tremolo necessitano di frequente manutenzione (tra cui la sostituzione delle valvole). Va detto che questo tipo di tremolo, al di là di alcuni tentativi di replica moderni, è possibile trovarlo quasi esclusivamente su alcuni amplificatori vintage

 

1965 Fender Tremolux Blackface Head con tremolo valvolare di potenza

 

  • tremolo a fotocellula : cominciò ad essere montato negli anni ’60 sui Fender Black Face e sui mitici amplificatori Vox. Qui il segnale viene filtrato attraverso un circuito con una lampada a sua volta collegata ad un oscillatore LFO che fa variare la resistenza della stessa modulando così il livello del segnale. Oltre ad essere meno costoso del tremolo valvolare di potenza, il tremolo a fotocellula, pur passando comunque attraverso il circuito valvolare, non usura le valvole in maniera significativa. Anche alcuni amplificatori Gibson dell’epoca montavano questo tipo di tremolo e tra questi troviamo il modello GA-19RVT (oggi rarissimo).

 

1964 Gibson GA-19RVT 15W 1X12 con tremolo a fotocellula

 

  • tremolo digitale : è il tremolo moderno che viene ottenuto attraverso un algoritmo. Come già avvenuto per gran parte degli effetti, il digitale ha ampliato le possibilità di regolazione, rendendo possibili tra le tante, forme dell’onda dell’effetto (tra poco vi spiegheremo di cosa si tratta) non ottenenibili con un tremolo di stampo vintage.

 

REGOLIAMO IL NOSTRO TREMOLO:

Premesso che un tremolo, da un produttore all’altro può avere peculiarità differenti, in generale troviamo almeno tre controlli che potremmo definire fondamentali per regolare l’effetto secondo le proprie necessità (controlli che in generale si trovano su qualsiasi tremolo in commercio).

Tra questi abbiamo:

RATE – regola la velocità di attivazione dell’effetto e più precisamente l’intervallo della pulsazione (cosiddetta) dell’effetto tremolo.

WAVE – regola la forma dell’onda.  Le più comuni sono la forma quadra e la triangolare, ma oltre queste due forme di onda che rappresentano un po’ quelle principali, nei moderni tremolo effects digitali si possono trovare un gran numero di varianti.

 

 

DEPTH – l’effetto tremolo, spiegato in parole semplici, agisce come un volume che si alza e si abbassa. Il controllo depth regola il range di apertura e chiusura del volume rendendo l’effetto più o meno udibile in base al livello a cui decidiamo di settare questo controllo.

 

CONCLUSIONI:

Il tremolo è un effetto che per molti anni è stato utilizzato quasi esclusivamente per colorare arpeggi di chitarra che facevano da tappeto sonoro di una canzone.

Negli anni però, molti chitarristi hanno cominciato ad utilizzarlo anche per ritmiche più corpose e parti solistiche.

In questo senso, un ruolo importante l’ha giocato l’evoluzione dell’effetto verso il mondo digitale, grazie al quale le possibilità di regolazione si sono notevolmente ampliate rispetto i tremoli vintage.

Come sempre però, tra moderno e vintage resta il “nodo” suono, tra chi preferisce il tremolo caldo degli amplificatori, chi si affida alle loro attuali repliche e chi preferisce la versatilità dei tremoli digitali odierni.

Come sempre quindi, a voi la scelta!

 

 

 

 

 

 

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