“The Log”: le origini del Les Paul

 

Ci troviamo negli Stati Uniti all’inizio degli anni ’50.

In giro c’è in grande fermento.

La nascita del rock’n’roll, l’abbigliamento che diventa sempre meno formale e omologato, le auto sportive (le muscle cars come le chiamano dall’altra parte dell’oceano), i grandi scrittori della Beat Generation (e non solo) che influenzano gli stili di vita dei ragazzi più giovani.

L’epoca è quella dei grandi cambiamenti.

Non esistevano smartphone, in pochi avevano la tv in casa, ma quello che non mancava mai era una radio a valvole che trasmetteva musica 24 ore su 24, una costante colonna sonora sempre presente nella vita di tutti.

Anche il mondo degli strumenti musicali subiva scossoni non indifferenti grazie ad un’economia che cresceva senza sosta.

Erano anni in cui Martin, Fender, Gretsch e non ultima Gibson, stupivano il mondo con le loro creazioni.

Oggi parliamo proprio di quest’ultima e di quella che senza dubbio è diventata nel corso degli anni la chitarra più iconica del marchio americano: il Les Paul.

Più precisamente però, vogliamo raccontare quelle che sono le origini di questa grande chitarra.

Ufficialmente, l’anno d’introduzione è il 1952, ma badate bene perché il progetto originale realizzato da colui che poi diede il nome a questa mitica chitarra (parliamo del grande musicista nonché inventore Lester William Polfuss di cui parleremo tra poco) subì innumerevoli modifiche ed era molto diverso dalla chitarra che tutti quanti noi conosciamo.

Infatti, ci vollero più di dieci anni prima di arrivare alla “forma” definitiva (e comunque le modifiche proseguirono anche dopo!).

A questo punto, è doveroso aprire una piccola parentesi sul papà di questa grande chitarra.

Lester William Polfuss si diceva, classe 1915, originario di Waukesha nel Wisconsin.

Beh, avete bene a mente il modo in cui ascoltiamo musica oggi? Sapete come vengono registrati i dischi che tanto ci piace ascoltare?

 

Les Paul

 

Ora, provate a indovinare un po’ chi è l’inventore di tutto questo.

Esatto…parliamo della stessa persona che ha inventato una delle chitarre più famose di sempre: Les Paul.

Infatti fu lui ad inventare la registrazione multitraccia, la tecnica della sovraincisione e come se non bastasse, fu sempre lui a progettare il primo banco di registrazione a otto tracce.

Personaggio incredibile no?

Ora però torniamo a parlare di chitarre e riprendiamo da dove avevamo lasciato: il Les Paul.

Il progetto originale (che risale al periodo a cavallo tra il ’39 e il ’40) è conosciuto come “The Log”; un blocco centrale solido di legno di pino con attaccati nella parte superiore e inferiore quelle che in origine erano parti del body di una Epiphone di proprietà dello stesso Les.

 

“The Log”

 

A completare il prototipo, un manico originale Gibson, una tastiera della Larson Bros. e pick-up realizzati dallo stesso Les Paul.

Anche se da un punto di vista estetico il risultato non fu così esaltante (soprattutto all’inizio quando la chitarra era costituita esclusivamente dal blocco di pino centrale), quello che stupiva era il suono.

Inoltre, la risposta dinamica e il sustain dello strumento erano eccezionali.

Convinto di aver creato qualcosa di assolutamente inedito (e in effetti era così), il giovane Les mostra la propria creazione a Maurice Berlin, capo della CMI (all’epoca proprietaria di Gibson) il quale però apparve tutt’altro che interessato a questo strumento così strambo.

 

 

Questo però non scoraggiò affatto Les Paul che continuò a modificare il suo “gioiello” migliorandolo nell’estetica e nei dettagli tecnici per tutti gli anni a seguire.

Le cose cambiarono per mano di un altro grande inventore, Leo Fender che nel 1950 presentò al mondo la Esquire prima e la Broadcaster poco dopo, chitarre solid body che cominciarono ben presto a raccogliere i favori dei maggiori musicisti dell’epoca.

In quel momento Gibson aveva in catalogo esclusivamente chitarre hollow-body e a dirla tutta, l’azienda godeva di ottima salute in fatto di vendite.

Ma i tempi stavano cambiando, la musica stava cambiando e con esse anche le necessità e le richieste dei chitarristi dell’epoca.

Proprio in questo frangente, precisamente nel 1948 entra in scena un personaggio chiave nella storia di Gibson.

Parliamo di mr. Ted McCarty che diventa proprio in quell’anno capo del marchio americano.

Quando Fender tirò fuori il suo “asso nella manica”, McCarty intuisce immediatamente che questi nuovi strumenti realizzati ad ovest del paese non erano una semplice moda o comunque “esperimenti” che sarebbero ben presto caduti nel dimenticatoio.

Al contrario, questi nuovi strumenti avrebbero tracciato una nuova epoca in fatto di chitarre elettriche.

 

Les Paul

 

Insomma, era necessario correre ai ripari entro tempi ristrettissimi.

A questo punto però esistono diverse versioni di come siano andate realmente le cose.

Da una parte c’è chi sostiene che pur ispirandosi al progetto di Les Paul, Gibson di fatto realizzò la chitarra nella sua forma definitiva in maniera del tutto autonoma chiedendo solamente allo stesso Les Paul (all’epoca il chitarrista più conosciuto e influente del momento) di utilizzare la nuova chitarra essendo il musicista, già endorser del marchio; dall’altra si narra che l’intera fase progettuale e la realizzazione della chitarra fu seguita da Les Paul in persona che curò ogni singolo dettaglio di quella che lui considerava una sua creazione.

Difficile dire come siano andate realmente le cose e forse la verità sta nel mezzo, ma certo è che l’incontro tra i vertici Gibson e il chitarrista e inventore Les Paul sancirono nel 1952 la nascita di una chitarra iconica: la Gibson Les Paul “Gold Top”.

 

1952 Gibson Les Paul Gold-Top

 

Il resto, come si dice in questi casi, è storia.

Non entreremo troppo nel dettaglio in questa sede (conosceremo meglio i vari modelli in un altro appuntamento), ma è importante ricordare che l’evoluzione del Les Paul proseguì per tutta la decade ‘50s.

Negli anni subito successivi alla sua introduzione infatti, cambiò il sistema di bloccaggio delle corde passando dal cosiddetto trapezoidale al wrap around  utilizzato a partire dal 1954.

Successivamente venne aggiunto il ponte tune-o-matic  che grazie alle sellette regolabili, permetteva di rendere estremamente precisa l’intonazione dello strumento.

Nel 1956 fù introdotto il modello Custom (la chitarra venne chiamata Black Beauty dagli affezionati per via dell’estrema comodità dello strumento, top gamma di tutta la linea Les Paul che tra le tante montava una bellissima tastiera in ebano, caratteristica che migliorava la scorrevolezza della tastiera).

Altro momento chiave è sicuramente l’introduzione dei pick-up humbucker realizzati la prima volta da Seth Lover nel 1955.

Parliamo dei mitici PAF, più potenti dei single-coil e dei P-90 (questi ultimi montati su tutte le Les Paul prodotte fino a quel momento) con un suono creamy  e pastoso che rendeva più caldo e “morbido” il suono della chitarra.

Con l’introduzione di questi pick-up, sarebbe cominciata di lì a poco l’era delle Burst.

In particolare tra il 1958 e il 1959 vennero prodotti Les Paul di quella che possiamo definire la golden-era di questo modello di casa Gibson.

 

 

Con queste chitarre si passa da strumenti completamente verniciati (in genere in colorazione gold oppure black) ai modelli sunburst, che esaltavano notevolmente le magnifiche tavole in acero utilizzate per realizzare i top delle chitarre.

Cambiano i manici, che diventano più confortevoli e aumentano le colorazioni disponibili.

Negli anni a seguire la chitarra non subì modifiche significative e dopo un breve periodo di appannamento (sono anni in cui la Stratocaster, acerrima rivale, va per la maggiore), grazie a chitarristi come Eric Clapton, Jeff Beck, Jimmy Page (ci fermiamo qui perché la lista diventerebbe davvero troppo lunga) il Les Paul torna ai “vertici” e diventa la perfetta macchina da rock-blues col suo suono potente, graffiante e sporco.

 

Eric Clapton

 

Con questa chitarra sono state scritte alcune tra le più belle pagine della musica rock, ma non dimentichiamo da dove arriva questa grande chitarra: dai sabato pomeriggio, in una fabbrica chiusa agli operai per il week end dove un giovane e ambizioso musicista e inventore scrisse (come spesso accade senza saperlo) la storia.

Grazie Les!

Davide

Officina 106 Music Shop

 

 

Acoustic Corner – La cassa armonica: tipi e utilizzi

 

In quest’articolo parliamo di chitarra acustica e in particolare, proveremo a fare un po’ di chiarezza sul motore che da origine al suono di questo meraviglioso strumento: la cassa armonica.

In commercio si trovano svariati tipi di cassa armonica, ognuna con le proprie peculiarità in fatto di forme e dimensioni, ma soprattutto ognuna con il proprio “tone” caratteristico.

Con quest’articolo quindi, cercheremo di creare un piccola guida per aiutare soprattutto chi si è approcciato da poco al mondo della chitarra acustica, affinché risulti più semplice riconoscere immediatamente il tipo di chitarra che ci si trova davanti.

Per semplificare il lavoro, abbiamo raggruppato le casse armoniche in cinque grandi famiglie individuando le caratteristiche salienti e insieme le “inclinazioni” musicali di ognuna.

Cominciamo!

  • cassa Jumbo: le Jumbo sono in assoluto le casse armoniche con le dimensioni più generose tra tutte quelle reperibili in commercio. Hanno un deciso sbilanciamento sulle frequenze basse e non è un caso che la maggior parte delle chitarre di questa famiglia (con le dovute eccezioni), vengano realizzate con il fondo e le fasce in acero. Notoriamente infatti, l’acero dona maggiore brillantezza al suono e questo compensa le basse “poderose” di queste chitarre donando quindi un migliore equilibrio al suono generale dello strumento. Se suonate prevalentemente in strumming, una Jumbo si rivela (insieme alla Dreadnought di cui parleremo tra poco) di sicuro tra le più adatte a questo tipo di tecnica garantendo tra l’altro, tanto volume e grande definizione anche laddove si suoni con una certa energia. Non è un caso che molti cantautori la utilizzino per accompagnarsi durante le proprie performance trovando nel suo suono potente, pieno e profondo, il perfetto tappeto sonoro per la propria voce. Le Jumbo più ambite? Su tutte, la Gibson J-200 e la Guild F-55.

 

  • cassa Dreadnought: anche chi non ha mai suonato una chitarra acustica (o la chitarra in generale), associa quasi inconsciamente questo strumento ad una Dreadnought perché nell’immaginario collettivo questa rappresenta (anche per i non chitarristi quindi) la chitarra acustica per eccellenza. Il disegno della Dreadnought (il nome venne “rubato” da una nave da guerra inglese) venne introdotto da Martin e l’invenzione di questo tipo di cassa nacque dalla necessità dei chitarristi di “competere” con il volume naturale (parliamo di un periodo in cui l’amplificazione non esisteva) di strumenti quali ad esempio il banjo che veniva usato nelle country-band, formazioni molto in voga all’epoca. Un po’ come per le Jumbo, anche le Dreadnought hanno basse da vendere, ma in generale il suono risulta comunque più equilibrato; basse presenti e potenti, ma anche medie e alte al punto giusto che rendono questa chitarra perfetta per lo strumming (proprio come la Jumbo), ma con un occhio rivolto anche verso stili più solistici (il flat-picking su tutti). Non è un caso infatti che molti chitarristi bluegrass, suonando con tecniche miste (sia di accompagnamento che solistiche), prediligano chitarre con cassa Dreadnought. Anche qui le dimensioni sono generose, ma rimangono comunque strumenti assolutamente confortevoli da imbracciare e da suonare. Tra tutte le Dreadnought, spicca sicuramente quella che viene considerata un po’ all’unanimità la regina delle chitarre acustiche: la mitica Martin D-45.

 

  • casse 000/OM: apparentemente uguali, ma profondamente diverse nella sostanza. Già, perché anche se parliamo di casse armoniche sostanzialmente simili nelle dimensioni e nella forma, la differenza tra le due ha a che fare con la scala (la distanza tra nut e ponte) e questa peculiarità ha un’influenza enorme sul playing una volta imbracciate queste chitarre. Infatti, le 000 sono chitarre a scala corta (24.9’’); le OM (acronimo di Orchestra Model) hanno invece la scala lunga (25,4”). Questa differenza incide profondamente sul suono e sulla suonabilità dello strumento. Da una parte infatti abbiamo le 000, più “morbide” (concedeteci il termine non proprio tecnico, ma che rende bene l’idea) delle OM grazie alla scala corta che riduce la tensione delle corde. Dall’altra abbiamo le OM che con la scala lunga, pur risultando più “dure” da suonare, hanno una maggiore proiezione e definizione sonora. La scelta tra le due come sempre è di carattere soggettivo, ma di sicuro se vi piace suonare in fingerstyle, le 000 e le OM rappresentano una delle migliori scelte possibili, grazie alla presenza e all’attacco di cui queste chitarre sono dotate; caratteristiche che permettono di non far “perdere” le note pizzicate mentre suonate con la tecnica di cui sopra.

 

  • cassa Grand Auditorium: nel 1994 Bob Taylor introduce un nuovo disegno di cassa armonica (Grand Auditorium appunto) che rappresenterà di lì a poco, l’inizio della scalata nell’olimpo dei grandi per il marchio americano. Ben presto infatti, molti musicisti importanti (nonché chitarristi acustici solisti) cominciarono ad usare sistematicamente chitarre Taylor, complice l’elevata qualità costruttiva, l’indiscutibile comodità, ma soprattutto la grande versatilità di questi strumenti. Il segreto di questo successo va ricercato nell’intuizione di mettere insieme alcune delle caratteristiche sonore delle Dreadnought (volume e profondità) e delle 000/OM (presenza e attacco) dando vita così, ad un suono unico e adattabile ad ogni contesto. Non è un caso che molti turnisti, avendo innumerevoli “necessità” sonore, abbiamo usato ed usino tutt’ora principalmente chitarre Taylor (e simili) essendo queste, adatte sia allo strumming che al fingerstyle, nonché tecniche miste in genere. Chitarre incredibili!

 

  • cassa Parlor: le Parlor sono le “piccole” del mondo della chitarra acustica. Largamente utilizzate dai bluesman del passato (su tutti vale la pena citare Robert Johnson), ma allo stesso tempo le preferite di molti cantautori dell’epoca moderna. La cassa molto piccola di queste chitarre mette immediatamente a proprio agio il musicista e il suono è assolutamente caratteristico e riconoscibile. Timbro “nasale” come dicono gli affezionati, con un deciso attacco e medie molto in evidenza. Queste chitarre sono le compagne perfette per gli amanti del blues roots, del songwriter, ma a piccole dosi (ci piace usare quest’espressione) digeriscono bene anche il fingerstyle. Anche per questo tipo di cassa armonica, vengono generalmente utilizzate le misure 0, 00 e 000 che stanno ad indicare la combinazione tra dimensioni e profondità della cassa stessa. Più nello specifico, partendo dalla misura 0 fino alla 000, la cassa diventa gradualmente più grande, ma sempre meno profonda.

 

Siamo arrivati alla fine del nostro approfondimento.

Speriamo di aver fatto un po’ di chiarezza.

Ora, fate la vostra scelta!

Davide

Officina 106 Music Shop

 

 

 

 

 

 

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